Chi ha davvero inventato il kolossal? (Spoiler) Non è Hollywood. Il primo vero film a soggetto, epico e monumentale, vide la luce in Italia. Si tratta de La presa di Roma, girato nel 1905 da Filoteo Alberini, uno dei pionieri del nostro cinema.
Alberini, nato a Orte nel 1865, fu un inventore, un imprenditore e un visionario. Dopo essersi trasferito a Roma, nel 1904 aprì il Cinema Moderno, la prima sala cinematografica della capitale. L’anno successivo fondò insieme a Dante Santoni la prima vera casa di produzione italiana, il Primo Stabilimento Italiano di Manifattura Cinematografica Alberini e Santoni, situata lungo la via Appia, nel quartiere di San Giovanni.
Per celebrare il trentacinquesimo anniversario della Breccia di Porta Pia (20 settembre 1870), Alberini decise di realizzare un film che non fosse più un semplice “numero da fiera”, ma una vera e propria opera a soggetto, capace di raccontare la Storia attraverso le immagini in movimento. Nacque così La presa di Roma, conosciuto anche come La breccia di Porta Pia o Bandiera bianca.
Un’opera monumentale
Il film, che costò la notevole cifra di 500 lire dell’epoca, durava circa dieci minuti (lunghezza eccezionale, pari a 250 metri di pellicola, contro i 40-60 metri medi dei film di quegli anni). Era articolato in sette quadri, ognuno con una propria autonomia narrativa, che ricostruivano le giornate decisive del settembre 1870:
- i tentativi di mediazione con lo Stato Pontificio,
- i primi colpi di cannone contro le Mura Aureliane,
- l’irruzione dei Bersaglieri attraverso la breccia,
- fino all’apoteosi finale, in cui compaiono Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi e Crispi.
Per l’epoca, era un progetto colossale: Alberini alternò scene girate in esterni reali a ricostruzioni in studio, affidando le scenografie in cartapesta all’artista Augusto Cicognani. Questo equilibrio tra autenticità e teatralità aprì la strada a quello che sarebbe diventato il linguaggio del cinema storico monumentale.
La prima proiezione: il cinema diventa evento
La prima proiezione ufficiale avvenne a Roma, il 20 settembre 1905, esattamente nel luogo in cui 35 anni prima i Bersaglieri erano entrati in città. Alberini montò un enorme schermo all’aperto proprio davanti a Porta Pia, attirando migliaia di spettatori grazie a una campagna pubblicitaria fatta di volantini. Quella sera il cinema italiano si fece spettacolo collettivo, rito civile e memoria nazionale. Successivamente, il film venne presentato al chiuso nel Cinematografo Moderno, ma la prima rimase un evento unico, un vero atto fondativo della nostra storia cinematografica.
Un film tra memoria e mito
Oggi de La presa di Roma si conservano soltanto 75 metri di pellicola (circa quattro minuti di proiezione), ma ciò che resta è sufficiente a capire la sua grandezza. Non era solo un film, ma un manifesto visivo del patriottismo istituzionale, un racconto oleografico e filo-sabaudo che, al tempo stesso, contribuiva a costruire un immaginario condiviso del Risorgimento.
Curiosa la vicenda della didascalia finale: nell’apoteosi, la scritta riporta il nome di Mazzini al posto di Crispi. Secondo lo studioso Gianfranco Miro Gori, si tratta di un’aggiunta di Salvatore Spina, uno dei primi ambulanti del cinema italiano, che volle spostare il messaggio politico del film da una posizione monarchica e moderata a una più democratica e repubblicana. Un esempio perfetto di come il cinema non fosse solo intrattenimento, ma anche interpretazione della Storia.
Un’eredità dimenticata
La presa di Roma fu il primo film a soggetto italiano, ma anche il primo vero kolossal della storia del cinema mondiale: ben prima di Griffith e delle produzioni hollywoodiane, l’Italia dimostrava di saper raccontare la Storia con un linguaggio innovativo e spettacolare.
Visto oggi, con lo sguardo smaliziato dei cinefili del XXI secolo, resta un documento straordinario: testimonianza degli albori del nostro cinema e di un sentimento patriottico che nel 1905 infiammava ancora le piazze. Un film che merita di essere ricordato non solo come “il primo film italiano”, ma come la prima grande epopea cinematografica mai realizzata.









