All’inizio degli anni ’90, la regista e sceneggiatrice Amy Heckerling, già nota per Fuori di testa e Senti chi parla, era disillusa da un’industria che rifiutava protagoniste femminili e imponeva formule maschili e prevedibili. Decise così di scrivere qualcosa che amava davvero: una storia leggera ma profonda, ispirata da personaggi ottimisti e ingenui. Nacque così Cher Horowitz, un’adolescente ricca, vanitosa ma irresistibilmente positiva, protagonista di Ragazze a Beverly Hills.
Il film, liberamente tratto da “Emma” di Jane Austen, prese forma come una satira affettuosa della cultura teen di Beverly Hills. Ma il progetto faticò a decollare: tutti gli studios lo rifiutarono, finché il produttore Scott Rudin non lo sostenne, scatenando una gara per i diritti. Alla fine fu la Paramount a produrlo.
Il casting fu cruciale. Heckerling scelse la giovane Alicia Silverstone dopo averla vista in un video degli Aerosmith e aver percepito in lei la perfetta dualità tra sicurezza e vulnerabilità. Accanto a lei, Stacey Dash, Paul Rudd e una giovanissima Brittany Murphy – che conquistò tutti con la sua energia contagiosa.
Il film fu girato in 40 giorni a Los Angeles, in un ambiente creativo e collaborativo. La costumista Mona May contribuì in modo decisivo allo stile inconfondibile del film, tra tailleur a quadri gialli e look da passerella, ma con budget limitato.
Uscito nell’estate del 1995, Clueless divenne presto un fenomeno pop: rilanciò il teen movie, generò meme, look iconici e battute cult (“Whatever!”, “As if!”), influenzando film come 10 cose che odio di te e Mean Girls.
Anche se non fu subito considerato un blockbuster, diventò un film di culto, amatissimo grazie all’home video e alla sua straordinaria capacità di parlare a più generazioni.
Oggi, Clueless è un franchise: ha ispirato una serie TV, un musical e un nuovo adattamento in arrivo.









