Nel corso della sua carriera, David Lynch ha saputo evocare il perturbante in un modo assolutamente unico, diverso da qualunque altro suo contemporaneo. Se film come Mulholland Drive e Velluto Blu esplorano a fondo gli angoli più oscuri della psiche umana, Twin Peaks – pur concedendosi talvolta momenti più leggeri – ha dato vita a situazioni davvero inquietanti, capaci di instillare un senso profondo di paura e disagio nel pubblico.
Uno degli elementi più iconici e destabilizzanti della serie è la Stanza Rossa, soprattutto per il suo modo estremamente peculiare di rappresentare il dialogo. Questo spazio sinistro e liminale è immerso in un’atmosfera disturbante e irreale, un luogo in cui il tempo e lo spazio perdono consistenza e l’alterità incombe come un’ombra oscura su chiunque vi entri.
Lynch ha sempre abbracciato l’avanguardia e la sperimentazione, tratti che si intrecciano perfettamente con la sua tendenza a infondere le sue opere di un’eccentricità fuori misura. Insieme al co-creatore Mark Frost, ha voluto che Twin Peaks fosse pervaso da un surrealismo onirico, capace di generare un senso di confusione e terrore come mai si era visto prima in televisione.
Uno degli aspetti più inquietanti della Stanza Rossa è proprio il modo in cui vengono percepiti i dialoghi tra i personaggi che vi si trovano intrappolati. Ogni frase sembra pronunciata in modo frammentato e innaturale, con parole che, a un primo ascolto, appaiono prive di senso logico. Per questo Lynch sentì il bisogno di aggiungere i sottotitoli, in modo che lo spettatore potesse comprendere il contenuto delle battute.
Rinunciare alla struttura tradizionale del linguaggio ha prodotto un effetto fortemente disorientante per il pubblico, trasformando la Stanza Rossa in una sorta di incubo lucido, in cui la comprensione sembra sfuggire di continuo. Questo senso di spaesamento ha reso quelle sequenze tra le più memorabili della serie. Ma come è stato creato, concretamente, questo effetto?
La risposta è semplice, anche se profondamente “lynchiana”: per ottenere l’effetto desiderato, Lynch fece recitare agli attori le loro battute al contrario, foneticamente. Quando Laura Palmer dice “Hello, Agent Cooper” all’agente dell’FBI interpretato da Kyle MacLachlan, l’attrice Sheryl Lee pronunciò sul set la frase “repooC tnegA, olleH”. Successivamente, la registrazione fu invertita digitalmente, così che le sillabe – pur nell’ordine corretto – suonassero in modo disturbante e innaturale.
Michael J. Anderson, l’attore che interpretava “L’Uomo di un Altro Luogo”, era particolarmente bravo a parlare al contrario fin da bambino: lo faceva per divertimento con gli amici, e questa sua abilità lo rese perfetto per il ruolo. Probabilmente è proprio questa sua dote che spinse Lynch a sceglierlo per un personaggio tanto enigmatico, affidandogli molte delle battute pronunciate con l’effetto inverso.
I dialoghi nella Stanza Rossa sono scanditi da un ritmo volutamente frammentato e irregolare, che accresce la tensione e il senso di ansia all’interno di una narrazione già di per sé fuori dagli schemi. Ma c’è anche una valenza simbolica: il mistero che circonda la serie – e che sembra sempre sfuggire a una piena rivelazione – viene custodito proprio in questo linguaggio criptico e indecifrabile.
La miniserie ha per protagonista l’idiosincratico agente Dale Cooper (MacLachlan) mentre indaga sull’omicidio di una teenager, Laura Palmer (Lee), nell’immaginaria cittadina di Twin Peaks, nello Stato di Washington. Con il progredire delle indagini, emergono una scia di altri misteri e cospirazioni, spesso ai limiti del soprannaturale, tutti collegati in qualche modo alla morte della reginetta di bellezza.
Ambientando il mistero della morte di Laura Palmer in uno spazio intermedio come la Loggia Nera e la sua enigmatica Stanza Rossa, Lynch ha alimentato la curiosità del pubblico e il desiderio di svelarne i segreti. E ha creato uno stile di comunicazione così bizzarro e spiazzante da generare un senso di timore reverenziale, come se la verità si celasse proprio lì, dietro le tende rosse e sopra quel pavimento a scacchi bianco e nero.
Per celebrare il 35º anniversario del debutto di Twin Peaks, arriva su Mubi le due stagioni di Twin Peaks uscite tra il 1990 e il 1991, e Twin Peaks – La serie evento del 2017. Saranno disponibili dal 13 giugno.










Ho amato Twin Peaks e ricordavo di aver letto qualcosa in merito ai dialoghi al contrario che qui hai raccontato benissimo
Grazie mille!