American Psycho, il finale spiegato: era tutto nella testa di Patrick Bateman?

Il finale del cult che ha consacrato Christian Bale è stato oggetto di accesi dibattiti tra i cinefili. Diretto da Mary Harron e basato sul controverso romanzo del 1991 di Bret Easton Ellis, American Psycho segue Patrick Bateman, uno yuppie newyorchese specializzato in fusioni bancarie di giorno e in brutali assassinii di notte. Venticinque anni dopo, molti fan si chiedono ancora se gli omicidi perpetuati dal protagonista siano reali o frutto della sua folle immaginazione.

Nel climax del film, Bateman confessa i suoi crimini a un collega, Harold, il quale non lo prende sul serio e afferma di aver recentemente incontrato una delle presunte vittime, Paul Allen (Jared Leto), suggerendo che Bateman non potrebbe essere un killer. Questa ambiguità ha portato a diverse interpretazioni:

Omicidi immaginari: Alcuni ritengono che Bateman non abbia commesso alcun omicidio, ma che le sue azioni siano fantasie derivanti dalla sua psiche disturbata.

Omicidi reali, eccetto Paul Allen: Un’altra teoria suggerisce che Bateman abbia effettivamente ucciso diverse persone, ma non Paul Allen. La confusione potrebbe derivare dall’identità errata, un tema ricorrente nel film, dove i personaggi spesso si scambiano l’uno per l’altro.

Omicidi reali: Un’ulteriore interpretazione è che Bateman abbia realmente commesso tutti gli omicidi, inclusi quelli di Paul Allen. La dichiarazione di Harold di aver incontrato Paul potrebbe essere dovuta a un caso di scambio di identità, comune nel loro ambiente superficiale.

Il film lascia intenzionalmente il finale aperto, permettendo al pubblico di decidere se gli eventi siano reali o il prodotto della mente disturbata di Bateman.

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