Negli ultimi 50 anni, nessuna sceneggiatura originale ha superato quella di Robert Towne per Chinatown. La trama elegante, i dialoghi pungenti e la rievocazione di un mondo scomparso fanno del film del 1974 un capolavoro senza pari. Poco importa che il regista Roman Polanski fosse all’apice della sua carriera; la voce di Towne si sente, chiaramente, in questa pietra miliare del cinema che intreccia gli archetipi del noir classico al revisionismo della New Hollywood. Nel 1971, il produttore della Paramount Robert Evans offrì a Towne 175 mila dollari per scrivere la sceneggiatura per Il grande Gatsby (1974), ma Towne sentiva di non poter migliorare il romanzo di Fitzgerald. Anzi, ne chiese 25 mila per scrivere la sua storia che diverrà Chinatown. Avrebbe voluto anche dirigere il film, ma si rese conto che prendendo i soldi di Evans avrebbe perso il controllo del progetto.
Chinatown è un affresco dell’America corrotta e predatoria. La storia del film si intreccia con la realtà storica della Los Angeles della seconda metà degli Anni Trenta, in particolare con lo scandalo delle risorse idriche noto come Water Wars. Eppure il film va giù che è una bellezza, grazie alla potenza visiva del design art déco e alla performance principale di Jack Nicholson nei panni dell’investigatore privato, Jake Gittes, assunto da Evelyn Mulwray (una Faye Dunaway femme fatale misteriosa e glamour) per cogliere il flagrante il marito adultero, ingegnere capo del Dipartimento Acque. Durante le indagini sugli abusi edilizi, Gittes si ritroverà invischiato in una oscura rete di omicidi, corruzione e scandali occultati. Il memorabile detective di Nicholson cela un ostinato e donchisciottesco senso di giustizia, dietro una patina di ineccepibile freddezza. Seguirà il torbido caso fino alla fine, anche se è ben consapevole che non lo porterà da nessuna parte. Ogni piccolo pezzo di Chinatown si incastra alla perfezione. Il film si è imposto per il suo finale pessimista, poi, passato alla storia.
Nominato a 11 Oscar, Chinatown lanciò Robert Towne (premiato con la statuetta) nell’olimpo dei grandi sceneggiatori di Hollywood. Ancora, oggi, mezzo secolo dopo il film di Polanski è annoverato tra i migliori di tutti i tempi. Si tratta anche dell’ultimo film americano del regista polacco, successivamente tornato in Europa.
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