Cabiria, quando «Hollywood» era Torino

Nei primi Anni Dieci, il successo dei film italiani era un fenomeno di proporzioni mondiali con una media di 500 pellicole prodotte all’anno. La capitale del cinema era Torino, la Hollywood sul Po, con la Itala Film che sorgeva sulla Dora Riparia. Con Cabiria di Giovanni Pastrone, il cinema italiano conobbe il suo massimo splendore. Primo kolossal epico della storia, Cabiria racconta la storia di una bambina romana che sta per essere sacrificata al dio Moloch ma viene salvata da uno schiavo dalla forza sovrumana di nome Maciste. Quel gigante buono interpretato dall’ex scaricatore di porto genovese, Bartolomeo Pagano, che lo incarnerà per decenni.

Su didascalie firmate da Gabriele D’Annunzio, la pellicola fu proiettata per la prima volta il 18 aprile 1914. Fu proprio il poeta esteta a ideare il nome Cabiria che significa «nata dal fuoco». Non è un caso che il titolo di lavorazione fosse Il romanzo delle fiamme. Film più studiato del cinema muto italiano, Cabiria fu anche il più lungo mai prodotto nel nostro paese (3.364 metri di pellicola per 3 ore e dieci minuti di durata) e il più costoso (1 milione di lire a fronte del finanziamento medio dell’epoca di 50 mila lire).

Negli stabilimenti della Itala Film, il pioniere Pastrone fece realizzare monumentali scenari; non più teloni e fondali alla Méliès ma gigantesche costruzioni, dipinte e stuccate, come il mitico tempio del dio Moloch. Utilizzò grandi masse di comparse (la scena del sacrificio richiedeva ben ventisei attori e quasi trecento comparse); una sequenza iconica che ispirò Fritz Lang per Metropolis. Pastrone il visionario inventò la «carrellata», ripresa da David Wark Griffith che volle realizzare Intolerance dopo aver visto Cabiria. Per la fotografia e i primordiali effetti speciali, il padre del colossal si affidò allo specialista spagnolo, Segundo de Chomòn, vanto degli Studios torinesi.

Con l’avvento del Fascismo, la Itala Film sarà destinata a scomparire: cesserà la propria attività nel 1955. Cabiria resta uno dei miti culturali del Novecento. La statua originale del dio Moloch, oggi, è il simbolo del Museo Nazionale del Cinema di Torino.

3 pensieri su “Cabiria, quando «Hollywood» era Torino

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