La zona d’interesse di Jonathan Glazer è indubbiamente uno dei film più discussi del 2024, fin dal suo passaggio al Festival di Cannes 2023, dove si è aggiudicato il Gran premio della giuria. In corsa per 5 premi Oscar, la pellicola analizza la quotidianità della famiglia del comandante e architetto di Auschwitz, Rudolf Höss (Christian Friedel), che cerca di crearsi una vita idilliaca con moglie (Sandra Hüller) e i cinque figli nella loro nuova e deliziosa villetta situata proprio dall’altra parte del muro dove si svolge tragedia dell’Olocausto.
La casa degli Höss è ancora lì, intatta, ai margini di Auschwitz 1, il primo nucleo del campo di concentramento nazista. L’indirizzo preciso è Legionów 90, 32-600 Oswiecim, il nome polacco della cittadina. Ma non fa parte del Museo statale di Auschwitz-Birkenau, perché è una casa privata, tanto che Glazer non ha potuto usarla per il suo film. Lo scenografo Chris Oddy sapeva che il design della dimora degli Höss era fondamentale per l’efficacia del lungometraggio. Così, dopo averla visitata sei o sette volte, ha ricreato l’intera villetta e il suo giardino, proprio, come si presentavano dopo i lavori di ristrutturazione di Rudolph basandosi su planimetrie e foto d’epoca della vita privata degli Hoss. Anni di preparazione e quattro mesi di sforzi pratici per il team di produzione che ha messo in scena l’incarnazione dell’utopia nazista: una casa che diventa importante quanto qualsiasi personaggio che si vede sullo schermo.

Quella «casa paradisiaca» fu sottratta a una famiglia polacca, quella del sergente maggiore Józef Soja, e sottoposta a modifiche architettoniche dagli Höss. Dopo la morte per impiccagione del comandante delle SS, Soja tornò nella sua casa nel 1947; l’aveva fatta costruire dieci anni prima accanto a quello che all’epoca non era un campo di sterminio, bensì, una caserma. Tuttavia, dopo una ventina d’anni Soja preferì vendere la villetta al signor Stanislaw Jurczak, che la divise in appartamenti per tutta la famiglia.
Chi vive oggi in quella casa?
Pawel Jurczak, bisnipote di Stanislaw, che alla stampa inglese ha dichiarato: «È una casa polacca, non una casa nazista».
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