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L’opera gioca con il tema del doppio, tra delirio e realtà, con geometria frastagliata non euclidea fatta di spigoli appuntiti, ombre minacciose, strade serpentine che diventano vicoli ciechi. Il mondo distorto del film proviene dalla mente malata di Francis (il paziente internato interpretato da Friedrich Fehér che racconta in flashback la sinistra storia) e riecheggia le opere di Ernst Ludwig Kirchner e le scenografie futuriste di Enrico Prampolini in Thaïs (1917). Il look del film è influenzato anche dal teatro di Max Reinhardt.

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